Cycling in Switzerland

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Fontana Oltingen
Dopo Sempachersee
Lucerna (Luzern)
Lucerna (Luzern)
istributore di Formaggio al Glaubenbielen Pass
Schlaf im Stroh Kunzi Wattenwil
Schlaf im Stroh Kunzi Wattenwil
Gruyère
Verso Hoengrin Pass
Sul Passo GranSanBernardo

The travel report lies on:

North-South Route route-03
North-South Route
Basel–Chiasso
To route
Alpine Panorama Route route-04
Alpine Panorama Route
St. Margrethen–Aigle
To route
Da Basilea ad Aosta – dal 13 al 20 luglio 2005 – Km 550 Totali.

Da Basilea ad Aosta – dal 13 al 20 luglio 2005 – Km 550 Totali.

Giunti alla quarta vacanza in bici ci sentiamo abbastanza pronti ad un viaggio un po’ più lungo; così programmiamo questo itinerario lungo il Reno attraverso la Svizzera…
1. Lorenzo detto Renzo, 46 anni,

insegnante, alto 1.84, peso 81 kg. Grande atleta, sa di esserlo ma fa il modesto. Ogni tanto parla, più spesso brontola. È un bugiardo di livello professionale.

Bagaglio: una borsa al manubrio, due borse appese al portapacchi posteriore.
2. Flavia, 44 anni,

biologa, alta 1.58, pesa come Paolo Savoldelli (si vergogna a dire quanto) e si vede. Pessima atleta, con un coraggio da leone e tanta pazienza. Parlerebbe spesso, ma non sa con chi perché Renzo in genere è qualche km avanti. Per questo motivo attacca discorso con chiunque le capiti a tiro.

Bagaglio: una borsa al manubrio, un bauletto sul portapacchi posteriore con due borsine laterali attaccate.
3. Biciclette,

telaio e manubrio da corsa, in acciaio su misura con gruppo Shimano 105 da cicloturismo con tripla moltiplica. Ruote da 32 raggi, con camera d’aria e copertoncini con lieve battistrada.
4. Tempo bellissimo e molto caldo,

eccetto la semitappa Lago di Gruyère – Monbovon in cui siamo scampati a un autentico uragano.
5. Viaggi:

andata in treno da Genova a Basilea, via Milano. Ritorno in treno da Aosta a Genova, via Torino. Le bici sono state chiuse in sacche “fatte in casa”, sia all’andata sia al ritorno (in questo modo possono espatriare senza problemi, anche su treni IC, senza bisogno di biglietti aggiuntivi).
Mercoledì 13 luglio - I tappa : Basilea – Gelterkinden; Km 30

Partiamo dalla stazione di Basilea nel pomeriggio, con un caldo inaspettato. Renzo vuole a tutti i costi andare a vedere il Reno. “Seguimi!” ordina, e ben presto arriviamox all’entrata dell’autostrada. Dopo alcuni giri in cui riusciamo a percorrere una zona industriale, un molo senza sbocchi, a vedere le chiuse, e tra l’altro anche il Reno, finalmente ci immettiamo sul percorso N. 3.

La pista ciclabile attraversa quella che sembra una periferia di villette con giardini curatissimi e coloratissimi, che ci parlano del riposo di persone che lavorano duramente.

A Gelterkinden ci fermiamo nell’unico albergo.
Giovedì 14 luglio – II tappa: Gelterkinden – Luzern; Km 83

Che giornata magnifica, senza una nuvola in cielo!

Prima di partire, all’ufficio postale del paese paghiamo le guide degli itinerari che abbiamo acquistato via Internet: dagli uffici postali italiani è impossibile il pagamento, la cosa più semplice è pagarli direttamente durante il viaggio.

La strada comincia presto ad arrampicarsi con decisione. Al bivio di Anwil, incontriamo due danesi di mezz’età, diretti a Aarau e poi a Lugano. Nelle chiacchiere di rito tra cicloturisti, osservano che la loro Danimarca è piatta, mica come quix

Proseguiamo su una sorta di ottovolante, fino al punto più alto, in un paesaggio incantato di foreste e di dolcissimi pascoli. Osserviamo quello che sarà il carattere dominante delle campagne svizzere nel nostro viaggio: è rimasta molta foresta di alberi ad alto fusto, ma tutti gli spazi liberi sono coltivati, in genere a foraggio, e il paesaggio è una continuità armoniosa di natura intatta e di lavoro dell’uomo.

Incontriamo tanti mezzi agricoli e nessuna macchina. Solo in discesa incroceremo una cabriolet degli anni “30, che sale velocissima, occupata da un pilota e un passeggero vestiti in perfetta sintonia con l’epoca dell’auto.

La strada è ancora lunga, anche se sarà tutta pianeggiante o quasi: dedichiamo pochi minuti alla visita della graziosa città di Aarau, poi riprendiamo la strada lungo la valle della Suhre, rallentati un poco dal fondo sterrato che, per quanto buono, non è l’ideale per le nostre ruote da corsa. Invece apprezziamo, con gratitudine, la pista ciclabile lungo la strada del lago di Sempach: può esserci tutto il traffico possibile, ma la nostra corsia è sempre libera e sicura. Grazie, Svizzera!

L’arrivo a Luzern, affollatissima di turisti di mezza Europa, ci lascia senza fiato per la bellezza della città, del fiume, del lago, dei ponti coperti. A malincuore smettiamo di goderci lo spettacolo per dirigerci all’ostello (in cima alla collina – ahi!); dedicheremo poi la serata alla visita del centro storico.
Venerdì 15 luglio – III tappa: Luzern – Stansstad – Flühli; Km 75

Oggi si cambia itinerario: dal n. 3 si passa al n. 4, che incrociamo poco prima di Stansstad. Ma arrivarci è difficile: dopo l’uscita da Luzern, ancora trionfale per bellezza, una serie di cantieri hanno cambiato le strade e nascosto i cartelli, costringendoci a tornare indietro qualche volta per ritrovare la strada. Velocemente arriviamo poi sul dolce paesaggio del lago di Sarnen e a Giswil. Nell’ora più infuocata del pomeriggio affrontiamo la brutalizzante salita del Glaubenbielen Pass, magnifica per panorama e spietata per pendenza. Renzo pedala, Flavia ci prova, con scarsi risultati, poi ripiega sul buon vecchio sistema di spingere la bici. Chiederebbe anche volentieri un passaggio, ma si vergogna un po’ e in fondo non è ancora mortax

Una salita del genere meriterebbe un arrivo trionfale, invece il cambio di pendenza è segnalato da un solo, miserabile cartello che non è per niente all’altezza della fatica fatta. Il passo vero e proprio è poco più sotto, con un piccolo chiosco di informazioni turistiche dotato anche di un curioso distributore automatico di prodotti dell’alpeggio vicino.

Dopo Sörenberg, grande ma non entusiasmante, troviamo a Flühli un albergo più che centenario, pieno di fascino e di tradizione dell’ospitalità ma senza la minima traccia di snobismo: e sarà un caso, se la famiglia degli albergatori sono tutti ciclisti come noi?
Sabato 16 luglio – IV tappa: Flühli – Thun - Wattenwil; Km 75

Al mattino, sorpresa! Piove a dirotto. Altra sorpresa: smette mentre facciamo colazione ed esce il sole. “Ah, non piove più per oggi” dice l’albergatrice, trascurando specificare dove: per esempio a Tenerife? Però avrà ragione.

Partiamo con qualche guaio meccanico: Renzo ha qualche raggio allentato, Flavia un pedale mezzo rotto, ma va bene lo stesso. Abbiamo un temporale davanti a noi nella vallata, diventa sempre più nero, sempre più buio, poi magicamente il temporale si sposta e quando arriviamo noi in quel punto la strada è tutta bagnata ma c’è il sole. La valle è di una bellezza quasi magica, si fa perdonare l’ondulazione della strada. La dolcezza del paesaggio collinoso è aumentata dalla bellezza delle case, rivestite di legno, con balconi da cui fiori di ogni colore si riversano da ogni minimo spazio verso l’esterno.

A Thun troviamo una folla di persone nel centro storico e una sorta di convegno mondiale delle pianole meccaniche, di ogni tempo e foggia, che suonano tutte insieme in una cacofonia di melodie più o meno fedelmente riprodotte, ma tutte rigorosamente stonatissime. Scappiamo sulla passeggiata sul lago, dove capiamo dopo un po’ di tempo che non abbiamo il diritto di andare in bicicletta perché è sabato: ce lo fa capire una vecchia strega, che tira anche un pugno in una spalla a Flavia, che incassa, e un signore molto educato ma molto indignato dalla nostra infrazione.

È presto, vale la pena di visitare Thun che è carica di storia e così bella tra il lago e la Jungfrau; poi proseguiamo. Decidiamo di fermarci a Wattenwil dove la guida riporta uno “Schlaf in Stroh”: chissà cosa vorrà dire? Nel centro del paese non ci sono alberghi: chiediamo informazioni a una merciaia, trovandola (nel negozio chiuso) impegnata in un the con gli amici. Scatta la meravigliosa solidarietà nei confronti dei ciclisti: prima si sbellicano dalle risate sentendo che vogliamo dormire in uno “Schlaf in Stroh” (ma cosa sarà mai?!?), poi ci fanno capire che è in cima a un monte, infine si impietosiscono, telefonano al proprietario dello “Schlaf in Stroh” e, ancora ridendo moltissimo, concordano con lui che ci verrà a prendere in paese, noi e le biciclette.

Arriva il signor Künzi e ci porta in un posto incantevole, altissimo sulla vallata, dove la bellezza del paesaggio è stata arricchita dal lavoro degli uomini e dal rispetto che gli uomini hanno avuto nei confronti dell’ambiente. Qui scopriamo che “Schlaf in Stroh” vuol dire dormire nella paglia con il sacco a pelo, ma che esistono anche, fortunatamente per Flavia che soffre di allergie, due letti liberi. Conosciamo così Regina e Johann Künzi, persone splendide, pronte a conversare, cercando una qualche lingua comune, per il puro piacere di conoscere l’altro. Li ricorderemo a lungo per la loro gentilezza e disponibilità, molto al di là del semplice rapporto con il cliente, che qui si sente ospite gradito. Scopriamo anche, senza rammarico, che in realtà siamo a non più di 200 m dal nostro percorso e che il furgone di Johan Künzi ci ha evitato una rampa durissima da fare il mattino seguentex
Domenica 17 luglio – V tappa: Wattenwil – Friburg – La Cantine (Lago di Gruyère) – Km 73

Insomma, non lamentiamoci troppo se non dobbiamo fare subito una salitaccia come “buongiorno”! Siamo in folta compagnia di camminatori: come ci aveva già raccontato Regina Künzi (e ce lo confermano le segnalazioni a forma di conchiglia), di qui passa il “cammino di Santiago”, cioè il percorso dei pellegrini diretti al Santuario di Santiago di Compostela in Portogallo, ed è impressionante vedere la quantità e la varietà di persone con lo zaino che camminano sulle stesse stradine del nostro itinerario. Il paesaggio è verde di pascoli e di dolci colline, oppure in mezzo a foreste di faggi colonnari. La strada si infossa in gole profonde, per poi risalire ripida sull’altro lato (e lo stesso farà poi anche al pomeriggio, ma ancora non lo sappiamo).
Arrivando a Friburgo verso mezzogiorno, sostiamo molto tempo sul ponte sulla Sarine, nonostante il sole implacabile, per gustare il momento magico dell’ingresso in città, con il vecchio borgo sul fiume in fondo alle gole. Giriamo a lungo in città, visitando il centro storico, la cattedrale e anche la parte nuova. Facciamo i turisti fino al pomeriggio inoltrato, poi scopriamo che l’albergo di Marly, dove pensavamo di fermarci, si trova in un allucinante centro commerciale e comunque non riusciamo a trovarlo. Via sui pedali!Qualcos’altro troveremo pure!

Traversiamo una zona di intense attività agricole e zootecniche, del tutto priva di alberghi, vista la vicinanza con la città; cominciamo a chiedere informazioni agli abitanti che troviamo per strada, ma anche seguendo le loro indicazioni troviamo solo delle porte chiuse: è domenica, in Svizzera la domenica tutto chiude, anche gli alberghi, se non hanno clienti.

I km passano, il tempo anche, le porte chiuse si susseguono. Superiamo anche un gruppo numeroso di tedeschi che avevamo visto scendere dal treno alla stazione di Friburgo: sono tanti, tutti contenti, vocianti e ridenti, incredibilmente carichi. In cima alle salite il loro capogruppo contempla sconsolato lo spettacolo dei suoi compagni che, tra grandi risate, vanno a piedi invece di cambiare il rapporto. Forse dovrà spiegargli qualcosa, se vuole continuare il viaggio.

Quanto a noi, per concludere la giornata dovremo arrivare fino al lago di Gruyère, quando ormai cominciavamo a pensare di rinunciare alla doccia, saltare la cena e dormire sotto un albero.
Lunedì 18 luglio – VI tappa: La Cantine (Lago di Gruyère) – Montbovon; Km 30

Arriviamo per tempo al paese di Gruyère, appollaiato su un colle, che merita senz’altro la salita fuori percorso per arrivarci. Girando per tutte le vie e le viuzze del paese Flavia rimane impressionata da una sorta di lucertolone che fa da insegna a un negozio-museo: ”Sembra il mostro di Alien”. Sbagliato: è il mostro di Alien, ed è in compagnia di tutto ciò che è nato nella fantasia indefinibile del suo creatore. Ci rifugiamo nella visita del castello, sicuramente meno inquietante, e la visita ci evita un classico temporale estivo, breve ma intenso.

Quando riprendiamo a pedalare, lungo una strada priva di traffico e con il solito saliscendi decisamente impegnativo, è tornato il sole: ma c’è qualcosa di strano, fa troppo caldo, l’aria sembra pesante e densa. Arrivati a Montbovon siamo incerti sul da farsi: è presto per fermarsi, ma il tempo sta peggiorando e il prossimo albergo sarà solo a La Lecherette, tra 18 km di salita. Che fare?

Intanto arriva un cicloturista tedesco, altissimo, stracarico, distrutto dalla salita dal versante di Aigle, con una MTB che pesa da sola come le nostre due messe insieme. Fa il nostro stesso itinerario all’incontrario, diretto a Basilea dove lo attende la sua famiglia; ci raccontiamo le nostre imprese in un misto di francese-inglese-tedesco(lui)-italiano(noi). È una forza della natura, ha percorso l’Italia da solo dall’Aspromonte alla Versilia: chapeau!
Renzo, che era andato a leggere un cartello, torna indietro correndo, gridando “Arriva!”, inseguito da un muro d’acqua che sta scendendo velocissimo lungo la vallata. Già il vento ci acceca con polvere e aerosol di pioggia mentre ripariamo noi e le biciclette nell’atrio dell’albergo. Senza un tuono, cominciano a grandinare chicchi sempre più grossi e fitti, spinti da un vento che, ci diranno poi, soffia a 150 km orari. Manca la corrente elettrica, la strada sembra correre, occupata da un torrente d’acqua mista a grandine, rami, foglie e fiori spezzati.

Ci guardiamo sgomenti con la padrona dell’albergo, che mormora “In tanti anni, non avevo mai visto una cosa così, non è normale”; speriamo che i vetri reggano alla furia del vento, e intanto pensiamo a cosa sarebbe stato di noi se avessimo proseguito.

Questo vero e proprio uragano, che tanti danni sta facendo ai vigneti e alle coltivazioni, dura non più di 10 minuti, ma la pioggia continuerà per tutta la serata e anche nella notte.
Martedì 19 luglio – VII tappa: Montbovon – Martigny; Km 81

Il mattino dopo non piove più, anche se il tempo è incerto. La nostra strada è coperta da un tappeto di foglie e rametti così fitto da sembrare un prato. I boscaioli stanno ancora lavorando sulla strada per togliere gli alberi abbattuti che impedivano il passaggio, mentre la ferrovia sembra ancora chiusa.

È impressionante la devastazione che vediamo intorno a noi, oltretutto sapendo che è successo in pochi minuti. Salendo però i danni diminuiscono. L’ambiente si fa squisitamente alpino, ma restiamo delusi dalla strada dopo La Lecherette: ci aspettavamo una stradina di montagna, ci troviamo su una larga strada moderna, costruita su viadotti; del resto, è una strada che deve servire all’esercito, compreso magari qualche carro armato (che infatti vediamo al margine della strada).

La discesa è impressionante. In alto sembra di essere sospesi sulla valle del Rodano, perché la strada non si vede. In momenti come questi smetto di invidiare i paracadutisti. Arriviamo in fondo con i cerchioni roventi. Lo credo che il nostro amico tedesco era sfinito!

Ad Aigle c’è il sole e fa molto caldo. Ci mettiamo un po’ a trovare la pista del Rodano, e il percorso fino a Martigny ci dà il colpo finale. Pensavamo di arrivare a Orsière, invece passeremo a Martigny la nostra ultima notte in Svizzera.
Mercoledì 20 luglio – VIII tappa: Martigny – Colle del Gran San Bernardo – Aosta; Km 78

Stamattina partiamo più presto del solito, con un po’ di apprensione: sono 2000 m di dislivello, ce la faremo? Ma dopo una settimana di pedalate, non ci spaventa più niente. Del resto, la salita del Passo del Gran San Bernardo da Martigny fino al bivio del tunnel è un puro esercizio di pazienza, su una strada di solito dritta, larga e trafficata (ma di automobilisti educati), coperta da paravalanghe da Bourg St. Pierre a Bourg St. Bernard, molto lunga ma per niente ripida, a parte qualche breve tratto.

Dopo il bivio del tunnel, la musica cambia: il traffico diminuisce, la strada diventa stretta, tutta curve, e tanto ripida, ma per fortuna è breve (solo 6 Km). Flavia se la prende comoda e va a piedi, gustando il panorama e cercando invisibili marmotte (ma ben udibili).

Arrivati al Passo, la contentezza dell’avercela fatta è guastata dalla malinconia: il viaggio è ormai finito, solo una lunga e poco interessante discesa ci separa da quella specie di forno che è Aosta. Lasciamo la Svizzera con il rimpianto per la pulizia, per l’amore per l’ordine e per le regole, per la civiltà delle persone, per i balconi fioriti, e naturalmente, per le piste ciclabili!
Giunti alla quarta vacanza in bici ci sentiamo abbastanza pronti ad un viaggio un po’ più lungo; così programmiamo questo itinerario lungo il Reno attraverso la Svizzera…
1. Lorenzo detto Renzo, 46 anni,

insegnante, alto 1.84, peso 81 kg. Grande atleta, sa di esserlo ma fa il modesto. Ogni tanto parla, più spesso brontola. È un bugiardo di livello professionale.

Bagaglio: una borsa al manubrio, due borse appese al portapacchi posteriore.
2. Flavia, 44 anni,

biologa, alta 1.58, pesa come Paolo Savoldelli (si vergogna a dire quanto) e si vede. Pessima atleta, con un coraggio da leone e tanta pazienza. Parlerebbe spesso, ma non sa con chi perché Renzo in genere è qualche km avanti. Per questo motivo attacca discorso con chiunque le capiti a tiro.

Bagaglio: una borsa al manubrio, un bauletto sul portapacchi posteriore con due borsine laterali attaccate.
3. Biciclette,

telaio e manubrio da corsa, in acciaio su misura con gruppo Shimano 105 da cicloturismo con tripla moltiplica. Ruote da 32 raggi, con camera d’aria e copertoncini con lieve battistrada.
4. Tempo bellissimo e molto caldo,

eccetto la semitappa Lago di Gruyère – Monbovon in cui siamo scampati a un autentico uragano.
5. Viaggi:

andata in treno da Genova a Basilea, via Milano. Ritorno in treno da Aosta a Genova, via Torino. Le bici sono state chiuse in sacche “fatte in casa”, sia all’andata sia al ritorno (in questo modo possono espatriare senza problemi, anche su treni IC, senza bisogno di biglietti aggiuntivi).
Mercoledì 13 luglio - I tappa : Basilea – Gelterkinden; Km 30

Partiamo dalla stazione di Basilea nel pomeriggio, con un caldo inaspettato. Renzo vuole a tutti i costi andare a vedere il Reno. “Seguimi!” ordina, e ben presto arriviamox all’entrata dell’autostrada. Dopo alcuni giri in cui riusciamo a percorrere una zona industriale, un molo senza sbocchi, a vedere le chiuse, e tra l’altro anche il Reno, finalmente ci immettiamo sul percorso N. 3.

La pista ciclabile attraversa quella che sembra una periferia di villette con giardini curatissimi e coloratissimi, che ci parlano del riposo di persone che lavorano duramente.

A Gelterkinden ci fermiamo nell’unico albergo.
Giovedì 14 luglio – II tappa: Gelterkinden – Luzern; Km 83

Che giornata magnifica, senza una nuvola in cielo!

Prima di partire, all’ufficio postale del paese paghiamo le guide degli itinerari che abbiamo acquistato via Internet: dagli uffici postali italiani è impossibile il pagamento, la cosa più semplice è pagarli direttamente durante il viaggio.

La strada comincia presto ad arrampicarsi con decisione. Al bivio di Anwil, incontriamo due danesi di mezz’età, diretti a Aarau e poi a Lugano. Nelle chiacchiere di rito tra cicloturisti, osservano che la loro Danimarca è piatta, mica come quix

Proseguiamo su una sorta di ottovolante, fino al punto più alto, in un paesaggio incantato di foreste e di dolcissimi pascoli. Osserviamo quello che sarà il carattere dominante delle campagne svizzere nel nostro viaggio: è rimasta molta foresta di alberi ad alto fusto, ma tutti gli spazi liberi sono coltivati, in genere a foraggio, e il paesaggio è una continuità armoniosa di natura intatta e di lavoro dell’uomo.

Incontriamo tanti mezzi agricoli e nessuna macchina. Solo in discesa incroceremo una cabriolet degli anni “30, che sale velocissima, occupata da un pilota e un passeggero vestiti in perfetta sintonia con l’epoca dell’auto.

La strada è ancora lunga, anche se sarà tutta pianeggiante o quasi: dedichiamo pochi minuti alla visita della graziosa città di Aarau, poi riprendiamo la strada lungo la valle della Suhre, rallentati un poco dal fondo sterrato che, per quanto buono, non è l’ideale per le nostre ruote da corsa. Invece apprezziamo, con gratitudine, la pista ciclabile lungo la strada del lago di Sempach: può esserci tutto il traffico possibile, ma la nostra corsia è sempre libera e sicura. Grazie, Svizzera!

L’arrivo a Luzern, affollatissima di turisti di mezza Europa, ci lascia senza fiato per la bellezza della città, del fiume, del lago, dei ponti coperti. A malincuore smettiamo di goderci lo spettacolo per dirigerci all’ostello (in cima alla collina – ahi!); dedicheremo poi la serata alla visita del centro storico.
Venerdì 15 luglio – III tappa: Luzern – Stansstad – Flühli; Km 75

Oggi si cambia itinerario: dal n. 3 si passa al n. 4, che incrociamo poco prima di Stansstad. Ma arrivarci è difficile: dopo l’uscita da Luzern, ancora trionfale per bellezza, una serie di cantieri hanno cambiato le strade e nascosto i cartelli, costringendoci a tornare indietro qualche volta per ritrovare la strada. Velocemente arriviamo poi sul dolce paesaggio del lago di Sarnen e a Giswil. Nell’ora più infuocata del pomeriggio affrontiamo la brutalizzante salita del Glaubenbielen Pass, magnifica per panorama e spietata per pendenza. Renzo pedala, Flavia ci prova, con scarsi risultati, poi ripiega sul buon vecchio sistema di spingere la bici. Chiederebbe anche volentieri un passaggio, ma si vergogna un po’ e in fondo non è ancora mortax

Una salita del genere meriterebbe un arrivo trionfale, invece il cambio di pendenza è segnalato da un solo, miserabile cartello che non è per niente all’altezza della fatica fatta. Il passo vero e proprio è poco più sotto, con un piccolo chiosco di informazioni turistiche dotato anche di un curioso distributore automatico di prodotti dell’alpeggio vicino.

Dopo Sörenberg, grande ma non entusiasmante, troviamo a Flühli un albergo più che centenario, pieno di fascino e di tradizione dell’ospitalità ma senza la minima traccia di snobismo: e sarà un caso, se la famiglia degli albergatori sono tutti ciclisti come noi?
Sabato 16 luglio – IV tappa: Flühli – Thun - Wattenwil; Km 75

Al mattino, sorpresa! Piove a dirotto. Altra sorpresa: smette mentre facciamo colazione ed esce il sole. “Ah, non piove più per oggi” dice l’albergatrice, trascurando specificare dove: per esempio a Tenerife? Però avrà ragione.

Partiamo con qualche guaio meccanico: Renzo ha qualche raggio allentato, Flavia un pedale mezzo rotto, ma va bene lo stesso. Abbiamo un temporale davanti a noi nella vallata, diventa sempre più nero, sempre più buio, poi magicamente il temporale si sposta e quando arriviamo noi in quel punto la strada è tutta bagnata ma c’è il sole. La valle è di una bellezza quasi magica, si fa perdonare l’ondulazione della strada. La dolcezza del paesaggio collinoso è aumentata dalla bellezza delle case, rivestite di legno, con balconi da cui fiori di ogni colore si riversano da ogni minimo spazio verso l’esterno.

A Thun troviamo una folla di persone nel centro storico e una sorta di convegno mondiale delle pianole meccaniche, di ogni tempo e foggia, che suonano tutte insieme in una cacofonia di melodie più o meno fedelmente riprodotte, ma tutte rigorosamente stonatissime. Scappiamo sulla passeggiata sul lago, dove capiamo dopo un po’ di tempo che non abbiamo il diritto di andare in bicicletta perché è sabato: ce lo fa capire una vecchia strega, che tira anche un pugno in una spalla a Flavia, che incassa, e un signore molto educato ma molto indignato dalla nostra infrazione.

È presto, vale la pena di visitare Thun che è carica di storia e così bella tra il lago e la Jungfrau; poi proseguiamo. Decidiamo di fermarci a Wattenwil dove la guida riporta uno “Schlaf in Stroh”: chissà cosa vorrà dire? Nel centro del paese non ci sono alberghi: chiediamo informazioni a una merciaia, trovandola (nel negozio chiuso) impegnata in un the con gli amici. Scatta la meravigliosa solidarietà nei confronti dei ciclisti: prima si sbellicano dalle risate sentendo che vogliamo dormire in uno “Schlaf in Stroh” (ma cosa sarà mai?!?), poi ci fanno capire che è in cima a un monte, infine si impietosiscono, telefonano al proprietario dello “Schlaf in Stroh” e, ancora ridendo moltissimo, concordano con lui che ci verrà a prendere in paese, noi e le biciclette.

Arriva il signor Künzi e ci porta in un posto incantevole, altissimo sulla vallata, dove la bellezza del paesaggio è stata arricchita dal lavoro degli uomini e dal rispetto che gli uomini hanno avuto nei confronti dell’ambiente. Qui scopriamo che “Schlaf in Stroh” vuol dire dormire nella paglia con il sacco a pelo, ma che esistono anche, fortunatamente per Flavia che soffre di allergie, due letti liberi. Conosciamo così Regina e Johann Künzi, persone splendide, pronte a conversare, cercando una qualche lingua comune, per il puro piacere di conoscere l’altro. Li ricorderemo a lungo per la loro gentilezza e disponibilità, molto al di là del semplice rapporto con il cliente, che qui si sente ospite gradito. Scopriamo anche, senza rammarico, che in realtà siamo a non più di 200 m dal nostro percorso e che il furgone di Johan Künzi ci ha evitato una rampa durissima da fare il mattino seguentex
Domenica 17 luglio – V tappa: Wattenwil – Friburg – La Cantine (Lago di Gruyère) – Km 73

Insomma, non lamentiamoci troppo se non dobbiamo fare subito una salitaccia come “buongiorno”! Siamo in folta compagnia di camminatori: come ci aveva già raccontato Regina Künzi (e ce lo confermano le segnalazioni a forma di conchiglia), di qui passa il “cammino di Santiago”, cioè il percorso dei pellegrini diretti al Santuario di Santiago di Compostela in Portogallo, ed è impressionante vedere la quantità e la varietà di persone con lo zaino che camminano sulle stesse stradine del nostro itinerario. Il paesaggio è verde di pascoli e di dolci colline, oppure in mezzo a foreste di faggi colonnari. La strada si infossa in gole profonde, per poi risalire ripida sull’altro lato (e lo stesso farà poi anche al pomeriggio, ma ancora non lo sappiamo).
Arrivando a Friburgo verso mezzogiorno, sostiamo molto tempo sul ponte sulla Sarine, nonostante il sole implacabile, per gustare il momento magico dell’ingresso in città, con il vecchio borgo sul fiume in fondo alle gole. Giriamo a lungo in città, visitando il centro storico, la cattedrale e anche la parte nuova. Facciamo i turisti fino al pomeriggio inoltrato, poi scopriamo che l’albergo di Marly, dove pensavamo di fermarci, si trova in un allucinante centro commerciale e comunque non riusciamo a trovarlo. Via sui pedali!Qualcos’altro troveremo pure!

Traversiamo una zona di intense attività agricole e zootecniche, del tutto priva di alberghi, vista la vicinanza con la città; cominciamo a chiedere informazioni agli abitanti che troviamo per strada, ma anche seguendo le loro indicazioni troviamo solo delle porte chiuse: è domenica, in Svizzera la domenica tutto chiude, anche gli alberghi, se non hanno clienti.

I km passano, il tempo anche, le porte chiuse si susseguono. Superiamo anche un gruppo numeroso di tedeschi che avevamo visto scendere dal treno alla stazione di Friburgo: sono tanti, tutti contenti, vocianti e ridenti, incredibilmente carichi. In cima alle salite il loro capogruppo contempla sconsolato lo spettacolo dei suoi compagni che, tra grandi risate, vanno a piedi invece di cambiare il rapporto. Forse dovrà spiegargli qualcosa, se vuole continuare il viaggio.

Quanto a noi, per concludere la giornata dovremo arrivare fino al lago di Gruyère, quando ormai cominciavamo a pensare di rinunciare alla doccia, saltare la cena e dormire sotto un albero.
Lunedì 18 luglio – VI tappa: La Cantine (Lago di Gruyère) – Montbovon; Km 30

Arriviamo per tempo al paese di Gruyère, appollaiato su un colle, che merita senz’altro la salita fuori percorso per arrivarci. Girando per tutte le vie e le viuzze del paese Flavia rimane impressionata da una sorta di lucertolone che fa da insegna a un negozio-museo: ”Sembra il mostro di Alien”. Sbagliato: è il mostro di Alien, ed è in compagnia di tutto ciò che è nato nella fantasia indefinibile del suo creatore. Ci rifugiamo nella visita del castello, sicuramente meno inquietante, e la visita ci evita un classico temporale estivo, breve ma intenso.

Quando riprendiamo a pedalare, lungo una strada priva di traffico e con il solito saliscendi decisamente impegnativo, è tornato il sole: ma c’è qualcosa di strano, fa troppo caldo, l’aria sembra pesante e densa. Arrivati a Montbovon siamo incerti sul da farsi: è presto per fermarsi, ma il tempo sta peggiorando e il prossimo albergo sarà solo a La Lecherette, tra 18 km di salita. Che fare?

Intanto arriva un cicloturista tedesco, altissimo, stracarico, distrutto dalla salita dal versante di Aigle, con una MTB che pesa da sola come le nostre due messe insieme. Fa il nostro stesso itinerario all’incontrario, diretto a Basilea dove lo attende la sua famiglia; ci raccontiamo le nostre imprese in un misto di francese-inglese-tedesco(lui)-italiano(noi). È una forza della natura, ha percorso l’Italia da solo dall’Aspromonte alla Versilia: chapeau!
Renzo, che era andato a leggere un cartello, torna indietro correndo, gridando “Arriva!”, inseguito da un muro d’acqua che sta scendendo velocissimo lungo la vallata. Già il vento ci acceca con polvere e aerosol di pioggia mentre ripariamo noi e le biciclette nell’atrio dell’albergo. Senza un tuono, cominciano a grandinare chicchi sempre più grossi e fitti, spinti da un vento che, ci diranno poi, soffia a 150 km orari. Manca la corrente elettrica, la strada sembra correre, occupata da un torrente d’acqua mista a grandine, rami, foglie e fiori spezzati.

Ci guardiamo sgomenti con la padrona dell’albergo, che mormora “In tanti anni, non avevo mai visto una cosa così, non è normale”; speriamo che i vetri reggano alla furia del vento, e intanto pensiamo a cosa sarebbe stato di noi se avessimo proseguito.

Questo vero e proprio uragano, che tanti danni sta facendo ai vigneti e alle coltivazioni, dura non più di 10 minuti, ma la pioggia continuerà per tutta la serata e anche nella notte.
Martedì 19 luglio – VII tappa: Montbovon – Martigny; Km 81

Il mattino dopo non piove più, anche se il tempo è incerto. La nostra strada è coperta da un tappeto di foglie e rametti così fitto da sembrare un prato. I boscaioli stanno ancora lavorando sulla strada per togliere gli alberi abbattuti che impedivano il passaggio, mentre la ferrovia sembra ancora chiusa.

È impressionante la devastazione che vediamo intorno a noi, oltretutto sapendo che è successo in pochi minuti. Salendo però i danni diminuiscono. L’ambiente si fa squisitamente alpino, ma restiamo delusi dalla strada dopo La Lecherette: ci aspettavamo una stradina di montagna, ci troviamo su una larga strada moderna, costruita su viadotti; del resto, è una strada che deve servire all’esercito, compreso magari qualche carro armato (che infatti vediamo al margine della strada).

La discesa è impressionante. In alto sembra di essere sospesi sulla valle del Rodano, perché la strada non si vede. In momenti come questi smetto di invidiare i paracadutisti. Arriviamo in fondo con i cerchioni roventi. Lo credo che il nostro amico tedesco era sfinito!

Ad Aigle c’è il sole e fa molto caldo. Ci mettiamo un po’ a trovare la pista del Rodano, e il percorso fino a Martigny ci dà il colpo finale. Pensavamo di arrivare a Orsière, invece passeremo a Martigny la nostra ultima notte in Svizzera.
Mercoledì 20 luglio – VIII tappa: Martigny – Colle del Gran San Bernardo – Aosta; Km 78

Stamattina partiamo più presto del solito, con un po’ di apprensione: sono 2000 m di dislivello, ce la faremo? Ma dopo una settimana di pedalate, non ci spaventa più niente. Del resto, la salita del Passo del Gran San Bernardo da Martigny fino al bivio del tunnel è un puro esercizio di pazienza, su una strada di solito dritta, larga e trafficata (ma di automobilisti educati), coperta da paravalanghe da Bourg St. Pierre a Bourg St. Bernard, molto lunga ma per niente ripida, a parte qualche breve tratto.

Dopo il bivio del tunnel, la musica cambia: il traffico diminuisce, la strada diventa stretta, tutta curve, e tanto ripida, ma per fortuna è breve (solo 6 Km). Flavia se la prende comoda e va a piedi, gustando il panorama e cercando invisibili marmotte (ma ben udibili).

Arrivati al Passo, la contentezza dell’avercela fatta è guastata dalla malinconia: il viaggio è ormai finito, solo una lunga e poco interessante discesa ci separa da quella specie di forno che è Aosta. Lasciamo la Svizzera con il rimpianto per la pulizia, per l’amore per l’ordine e per le regole, per la civiltà delle persone, per i balconi fioriti, e naturalmente, per le piste ciclabili!

The travel report lies on:

North-South Route route-03
North-South Route
Basel–Chiasso
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Alpine Panorama Route route-04
Alpine Panorama Route
St. Margrethen–Aigle
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